Tornado a parlare della assistenza al parto fisiologico, argomento già affrontato in questo articolo (errori medici durante il parto fisiologico), appare opportuno soffermarsi sul travaglio e sui cosiddetti fenomeni del parto.

I fenomeni del parto possono essere semplicemente e molto sinteticamente riassunti nel passaggio passivo del feto attraverso il canale del parto sotto la spinta delle contrazioni dell’utero. Il canale del parto è composto dalle strutture ossee del bacino, dal collo uterino che si modifica accorciandosi fino ad assottigliarsi, ammorbidendosi e dilatandosi e dalla vagina.

Tutti questi eventi costituiscono il parto o travaglio di parto la cui durata è diversa da una donna all’altra e tra una gravidanza e l’altra, poichè vi influiscono innumerevoli fattori, anche se si può genericamente affermare che è molto più rapido nelle successive gravidanze rispetto alla prima.

 

Si riconoscono quattro fasi del travaglio di parto:

  • prodromica (le prime ore di contrazioni);
  • dilatante (in cui il collo dell’utero si dilata fino a circa 10 cm per poi scomparire);
  • espulsiva (nella quale fuoriesce il feto):
  • di secondamento (in cui viene espulsa la placenta).

 

La buona progressione del travaglio viene valutata mediante il tracciato cardiotocografico, che evidenzia il benessere fetale e l’intensità e la durata delle contrazioni, e le visite ostetriche periodiche, finalizzate a valutare lo stato di modificazione del collo dell’utero e la discesa della testa fetale. Tutti questi dati devono essere puntualmente annotati su quella parte specifica della cartella clinica ostetrica chiamata partogramma. E’ un preciso dovere del medico provvedere ad una corretta compilazione della cartella del parto.

Nel caso in cui, a posteriori, non fosse possibile ricostruire il percorso assistenziale offerto alla donna durante il parto a causa di una tenuta incongrua proprio della cartella clinica, come più volte sancito dalla Suprema Corte, difronte ad un “danno da parto” (al neonato e/o alla gestante), si potrebbe ricorrere alla presunzione di responsabilità qualora la condotta assistenziale sia ritenuta astrattamente idonea a cagionare il danno.

 

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